SICUREZZA DI VOLO, UN BENE COMUNE


Vi sarà successo guidando un auto in Svizzera o in altri paesi a cultura stradale evoluta di essere redarguiti da un altro automobilista per avere commesso una infrazione di guida anche se il vostro comportamento non lo ha affatto danneggiato; "ma fatti i fatti tuoi!" vi sarà magari venuto spontaneo di dirgli. Invece, avreste dovuto alzare una mano in segno di comprensione e di scusa per aver sbagliato. Mio figlio, ad esempio, pur essendo in Italia, ha passato un periodo a rimproverare (con opportuna educazione s’intende) quelli che gettavano la sigaretta dal finestrino, se non addirittura il pacchetto vuoto. La macchina di un americano, dentro, è generalmente sporca e piena di un sacco di rifiuti ma nessuno, dico nessuno, getta qualcosa dal finestrino.

Questo che c’entra con la sicurezza? C’entra e come! Finchè vedendo un pilota commettere una manovra insicura non sentiremo il civile dovere di invitarlo a non ritrovarsi più in quella situazione, finchè non capiremo che la sicurezza è UN BENE COMUNE vorrà dire che non avremo ancora compiuto quel lungo percorso di formazione che dovrà portar a quella che in altro articolo ho chiamato "cultura distribuita della sicurezza", vale a dire una cultura che ti fa andare in soccorso dell’altro quando si teme che quell’altro vada fuori sicurezza; che permette a chiunque di suggerire a un costruttore di produrre una PA e non a occultarla per non sollevare "vespai" e nel timore di scatenare la burocrazia impeditiva che mette a terra gli aeroplani. Una cultura condivisa con la stessa sensibilità dagli utenti e dai costruttori, dalle autorità e dai piloti, tutti consapevoli che la sicurezza osservata dagli altri diventa anche la nostra personale sicurezza, la sicurezza delle nostre famiglie, dei nostri figli. Insomma, una cultura dove chi si mette fuori sicurezza intenzionalmente è visto come colui che non rispetta la proprietà individuale o calpesta le aiuole.

Purtroppo il volare in un ambiente senza questa mentalità ed educazione diviene contagioso, ed anche chi ha speso la propria vita per raccomandare e insegnare sicurezza può essere indotto a essere meno rigoroso in talune circostanze.

Il 2002 è iniziato malissimo, con una serie di incidenti gravi dal volo a motore, al volo a vela, al volo ultraleggero, che devono farci meditare e costringerci a compiere un radicale sforzo di recupero della sicurezza dall’interno delle nostre stesse organizzazioni. Le Federazioni, i club, le associazioni, i responsabili di aeroporti, delle aviosuperfici, i direttori delle scuole, gli istruttori, i piloti più anziani, la neonata Confederazione degli Sport dell’Aria, tutti devono sentirsi motivati da un senso di dovere verso gli amici perduti e assumere un ruolo responsabile e coordinato tra loro.

L’aviazione sportiva si regge sul fascino che esercita sulle giovani leve, ma noi vogliamo di più, noi vogliamo che siano i genitori ad affidarci i loro figli, che siano gli insegnanti ad affidarci i loro studenti, perché nelle discipline del volo ci si aiuta a fuggire dai gravi pericoli della società viziata e corruttrice. Un giovane può e deve trovare nell’inserirsi in un club un ambiente accogliente e fraterno dove socializzare per occuparsi di progetti di volo affascinanti, per sviluppare l’ amore per le macchine volanti, per l’ambiente e le energie che le pervadono, per le tecnologie e la scienza che si accompagnano coi nostri modernissimi sports. Ma deve anche poter pensare di non essere esposto a rischi sostanzialmente diversi da quelli di andare in automobile, come io ho sempre creduto e predicato in buona fede per oltre 40 anni di pratica del volo. Ultimamente molti di noi sono frastornati, confusi, perché pur con l’orgoglio di saperci uomini coraggiosi non abbiamo mai pensato di essere protagonisti di sport "off limits."

Con questo spirito e con questo impegno iniziamo un percorso serio, sistematico che forse non è mai stato affrontato come oggi lo stiamo pensando. Proponiamoci infine anche alle Pubbliche Istituzioni (è mio preciso intento iniziare un colloquio di collaborazione che sono certo sarà fruttuoso con l’ANSV) e lavoriamo per prevenire ma non per reprimere, per migliorare nello sviluppo e non nella riduzione, per modificare anche qualche regola se sarà necessario, ma solo se non aumenterà la burocrazia e solo quando avremo completato il lavoro conoscitivo e avremo ben avviato quello formativo.


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pagina di Angela Gigante